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By Giuseppe Rensi

«L’ateismo è una religione; perché l’essenza di questa sta nel preoccuparsi della realtà ultima. consistent with molto pace Dio fu un possibile. Cioè una specie d’uomo in keeping with quanto superiore, una forma personale in keeping with quanto eccelsa, una cosa, insomma, according to quanto immensa e strapotente, suscettibile di manifestarsi nello spazio e nel pace. Così stava los angeles cosa, according to esempio, nel mondo omerico o biblico, dove Dio appare, si manifesta. Così, forse, in keeping with il pensiero comune. Ma il pensiero filosofico, s’accorse ben presto che quello non period Dio. Gli tolse così ogni limitazione, lo fece divenire eterno, immutabile e onnipresente, cioè lo collocò fuori dello spazio e del pace; con una parola sola, lo fece diventare infinito. Ma con ciò gli tolse tutti i caratteri dell’Essere. Veramente, come ci rappresenta Nietzsche, Dio è morto in keeping with le sue contraddizioni».

Certamente l’Apologia dell’ateismo è un saggio pienamente filosofico. Ma come negare che los angeles compromissione dell’individuo nella sua chiara ricerca della Verità, in line with Rensi, non corrisponda anche a una missione laica, a una critica feroce al sistema unitario e assoluto propugnato dallo Stato etico e fascista.
Questa edizione è stata corretta dei refusi presenti nel testo originale e completata con alcune be aware e un inedito Indice dei nomi citati according to un utile approfondimento del testo.

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Al di là, tale concetto non ha più nessuna applicazione e portata e cade nel vuoto. Al di là. Ma che cosa ci sarà al di là? Certo nulla che è, altrimenti si tornerebbe ad applicare indebitamente anche là il (nostro) concetto di Essere, a far rientrare nell’Essere quella sfera che, quasi per definizione, ne sta fuori. *** Un’analoga argomentazione permette di liquidare il ragionamento con cui quello ora confutato si prolunga. L’Essere – si dice – è dato a noi solo entro limitazioni e circoscrizioni.

Sono le forme del pensiero, e, insieme, dell’Essere. Ma, al di là di questa sfera, mulinerebbero a vuoto. È solo ciò che ha queste forme. Ma di tali forme è legittimamente suscettibile solo ciò che è percettibile, spaziale, temporale, cioè esteso, materiale. Solo a ciò che è atto a essere percepito, sentito, quelle forme concettuali, quei concetti fondamentali, possono applicarsi senza cadere nel vacuo. Ma esse sono anche le forme dell’Essere. Solo dunque ciò che è atto a essere percepito, sentito, ciò che è spaziale, temporale, esteso, materiale, è legittimamente suscettibile di tali forme del pensiero, ossia dell’Essere.

Una specie d’uomo per quanto superiore, una forma personale per quanto eccelsa, una cosa, insomma, per quanto immensa e strapotente, suscettibile di manifestarsi nello spazio e nel tempo e quindi della stessa essenziale natura di questo nostro mondo spaziale, percepibile, materiale, alcunché che stava in contesto con questo, in contesto con l’esperienza, che era oggetto d’esperienza possibile; una cosa tra le altre cose (persona tra le altre persone) cui queste altre si contrappongono e che si contrappone a esse, distinta da esse, quindi circoscritta, limitata.

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